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L’infinito — Giacomo Leopardi

Sempre caro mi fu quest’ermo colle,
e questa siepe, che da tanta parte
dell’ultimo orizzonte il guardo esclude…

L’infinito

Sempre caro mi fu quest’ermo colle,
e questa siepe, che da tanta parte
dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
spazi di là da quella, e sovrumani
silenzi, e profondissima quïete
io nel pensier mi fingo, ove per poco
il cor non si spaura. E come il vento
odo stormir tra queste piante, io quello
infinito silenzio a questa voce
vo comparando: e mi sovvien l’eterno,
e le morte stagioni, e la presente
e viva, e il suon di lei. Così tra questa
immensità s’annega il pensier mio:
e il naufragar m’è dolce in questo mare.

{Giacomo Leopardi — L’infinito}

manoscritto della poesia "L'infinito" di Giacomo Leopardi. In questo frammento si vedono i primi versi della poesia scritti dal poeta stesso, con la sua grafia.
Un dettaglio del secondo manoscritto autografo della poesia “L’infinito” di Giacomo Leopardi. I primi versi scritti dal poeta stesso, nella sua calligrafia.

Commento:

Giacomo Leopardi (1798-1837) è stato il maggiore poeta dell’Ottocento italiano. Intellettuale dalla straordinaria cultura, spirito sofferente, sensibile e profondo, scrisse L’Infinito durante la giovinezza, trascorsa nella cittadina natale, Recanati, nelle Marche.

La lirica si caratterizza innanzitutto per il significativo legame tra il paesaggio naturale e gli stati d’animo dell’autore. Il ventunenne Leopardi aveva il monte Tabor (ovvero il colle di Recanati, oggi trasformato in un parco) come meta abituale dei tanti pomeriggi trascorsi in solitudine; la siepe, ostacolo fisico alla vista, è l’elemento che spinge ad andare oltre attraverso l’immaginazione. E dunque permette alla mente di sconfinare nell’infinito: un’immensità dello spazio e del tempo nella quale perdersi è dolce.

La poesia, in endecasillabi sciolti, è contraddistinta da numerosi termini legati alla sfera semantica dell’indefinitezza e fa ricorso a diverse figure retoriche. Ciononostante le frasi presentano una costruzione semplice e privilegiano la coordinazione: poche le subordinate, costituite per lo più da gerundi.

Il manoscritto originale de L’Infinito è custodito presso la Biblioteca Nazionale di Napoli, la città in cui Leopardi visse gli ultimi anni della sua breve esistenza. Dopo la morte gli scritti autografi del poeta furono infatti custoditi dall’amico Antonio Ranieri, che poi tramite testamento ne dispose il passaggio a questa Biblioteca.

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